Ho fatto la cazzata.

Ho montato il pignone a ruota libera sulla fissa .

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Ruota libera, sinistra. Fissa, a destra

Non ho resistito.

Ed ora mi ritrovo una fissa che non é più tale, in assoluto.

Ora ho un mozzo appesantito che nel nome ricorda la ciabatta da mare: Flip flop.

L’ accostamento d’ immagine alla bici cazzutissima, stride…

Intendiamoci: comodo é comodo.

Se non ce la si fa più (il se, in fissa, é già un errore) basta fermarsi e girare la ruota (Ricordarsi di portare una chiave!).

Che poi, non starci dentro, in fissa, significa non esserci con la testa, soprattutto.

Ma… Cambia tutto.

La dinamicità tipica della fissa ne soffre. Così infatti si normalizza. Quella sensazione di controllo e guida fisica sparisce.

E poi la ruota libera é veramente pericolosa!

Mi spiego. Abituati alla sola fissa, state pedalando in libera. Mollate i pedali e per un istante vi prende un dubbio (e un infarto): “Ma sono in libera o in fissa?”.

Peggio, decisamente, il contrario…

La duro-purezza della fissa é insomma compromessa!

Il peso aumenta. Non solo per il pignone a ruota libera ma per il secondo freno che, voglio ricordarlo, va montato se si usa la libera (la bici deve avere un sistema frenante indipendente per asse) che non frena.

Ma per quello che costa, ne valeva la pena. Forse.

Sorpresi di un linguaggio più libero del solito? Nel titolo vi avevo avvisato…

Un saluto ai nuovi iscritti al blog! 

Non sempre ho voglia di pedalare.

Quella che potrebbe sembrare un´affermazione grave per uno che ha la presunzione di scrivere un blog a riguardo é invece forse una cosa normalissima, considerando che pedalo tutto l´anno, ghiaccio permettendo.

Comunque per una buona decina di giorni ci sono stato dentro fino al collo. Mi sono quasi preoccupato…

Il primo passo per trovare soluzione, é mettere a fuoco la cosa, accettarla anche se non la si capisce.

Certo, la ripresa dell´anno lavorativo – settembre é un po`un nastro di partenza – complica tutto.

Ritmi intensissimi. E anche per questo il blog é rimasto al palo.

Con me alla ricerca di un ordine mentale difficile da ottenere.

E poi, vero, ci sono anche altre cose importanti per me. Ho una vita anche una volta sceso di sella e bisogni (oltre a responsabilità e impegni) non solo riconducibili alla pedivella…

Ho avuto anche la mia fase di “assestamento stagionale” che sempre accuso tra fine agosto e settembre.

E così, tra questo e quello, se ne sono andati un paio di appuntamenti che avevo in programma.

Mi sono anche rivolto alla mia guida, Fabiozen, che ha condiviso con me situazione e consigli. Ti ringrazio, Fabio.

Forse il modo migliore é lasciarsi ispirare e pedalare senza nessuno scopo, nessuna meta, nessuna “tabella”.

Come ho fatto domenica brevemente, senza ciclocomputer né gps (già…) su un percorso al limite del gravel e in internet.

Trovando, sarà un caso, materiale stimolante sulla fissa in chiave randonneuring (di cui però non afferro alcune dchiarazioni in chiusura)…

Poi oggi. Una trasferta lavorativa nel pomeriggio, in treno e bici al seguito.

Finito il lavoro, una pedalata in solitaria per tornare a casa.

Sono fortunato e ogni tanto torno a casa dal lavoro così, in mezzo al granturco:

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A sud di Vipiteno, sulla ciclabile

o alla cicalbile che passa per boschetti e prati…

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Poco prima di Varna, quasi a casa

E, serve dirlo?, ho ritrovato la voglia di pedalare.

Buon w.e.!

Finamente un prodotto diverso!

Questa la prima sensazione una volta indossata la giaccavento Buziba di Kori Kohri che potete trovare sulle principali piattforme online (FB; instagram, mail, etc.) ma non nei negozi.

Come riferito, avevo acquistato la giaccavento sia perché mi serviva sia perché il marchio in questione, di un amico randonneur, era (uso volutamente l´imperfetto anche come augurio) in difficoltà e necessitava di nuovi ordini.

Arrivato il pacco, per prima cosa osservo il colore. A mio avviso molto bello e rilassante.

La Buziba, modello maggiormente pensato per il ciclismo, ripiegata é incredibilmente piccola. Ma si tratta comunque di un laminato (spero di usare termini corretti) consistente e protettivo.

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Come scritto, si tratta di un prodotto diverso. Basta con le “calzate” aderenti, a tratti costrette che ci dovrebbero far sembrare molto Pro. Qui regna comoditá e adattabilitá.

Una giacca dal taglio morbido che permette anche uno strato in piú sotto, dovesse servire.

Perfetta quindi per il randonneuring (mi ha tenuto caldo nella discesa dal passo Carlo Magno, nella rando delle Dolomiti di Brenta) ma non solo. L´ho usata a 3000 mt di altezza (in giugno) ed ha avuto ottima resa.

Isola molto bene dal vento e dal freddo. Si vede e si sente che é stata realizzata da chi in bici ci va!

Strati riflettenti sul cappuccio e frontalmente per tutta la lunghezza.

E la piena dipsonibilitá ad intervenire su qualsiasi dettaglio non fosse andato a genio, oltre ad essere realizzata anche su misura.

Solo una perplessità: cosa significa “Buziba”?

Instagram.com/korikohri

korikohri@gmail.com

Le motivazioni che possono spingere un randonneur ad intraprendere un brevetto sono molte.

Ma si sa, niente premi.

Ok, ogni tanto viene dato un “pacco gara” – mutuando la tradizione dalle gf – e si può avere la medaglia – ma a pagamento -.

In alcuni casi si può ricevere un accessorio (mi ricordo una borraccia sponsorizzata, uno scaldacollo personalizzato e altre piacevoli cose di questo tipo).

Qualche volta viene regalata una maglietta-ricordo – mutuando una tradizione che mi pare piú radicata nel triathlon – e in altre viene dato un badge, una toppa.

Una tradizione, mi pare di capire, più presente in America e nel nord Europa.

E´stato così anche al Solstizio (due volte) e alla randonnee Via Claudia Augusta di un paio di anni fa.

Ogni toppa uno stile grafico che fa capire molto della manifestazione che racconta e promuove.

Non sempre tutti apprezzano l`estetica e alcuni non sanno proprio che farsene.

A me piacciono molto. Da tempo alcune toppe erano lì in uno cassetto in attesa di trovare il posto giusto dove applicarle. Per qualche tempo ho pensato al Softshell invernale o sullo zaino di tutti i giorni.

Ma entrambe le soluzioni non mi hanno mai convinto. Non volevo “spararmele sul petto” come medaglie.

Ma su una borsa da rando mi sono sembrate a casa loro.

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Toppe, “badge” e spillette

Ma che senso hanno?

Sicuramente non quello di far capire quanto é bravo (?) un randonneur.

Raccontano invece una storia fatta di strada, fatica, successi e ritiri, amicizie, panini ingurgitati pedalando, forature, mani sporche, acqua e sole, notti insonni ed estremitá intirizzite. E molto altro.

Insomma raccontano la vita rando.

Ovvio, non si può costringere nessuno a farle ma sarebbe bello, secondo me, se questa tradizione si radicasse sempre più fino a diventare, anche in Italia, una tradizione.

Ciò sarebbe quasi logico se soprattutto la realtá dei brevetti permanenti – in particolare nei casi in cui tra randonneur e societá organizzatrice si tengano solo contatti per mail e posta e succede – , dove trovano la loro naturale e logica collocazione, fosse maggiormente presente.

Ma non solo.

Forse é esagerato, d`accordo, ma anche l´idea di conquistare un nuovo badge, tra le altre cose, é una piccola, grande motivazione.

Oggi niente bici e domani nemmeno.

Diversi impegni mi hanno richiamato all´ordine.

È quindi tempo di bilancio, in un certo senso.

Poco meno di 6000 metri (contati sulle dita, l´esigenza di un gps che assolva tutte le funzioni é sempre più pressante) di dislivello accumulati in una settimana.

Non male per me.

Sono soddisfatto non tanto per il Rising, di fatto incompiuto a voler essere precisi, ma per l´allenamento effettuato in salita.

I primi giorni temevo infatti un po`l`accumulo di fatica nelle gambe.

Queste però non hanno accusato stanchezza né dato problemi.

La difficoltà maggiore, come scritto, é stata sicuramente quella della routine giornaliera, della salita “obbligata” senza possibilità di spostarmi in altri posti per variare.

In totale assenza di stimoli esterni come invece accade quando questi challenge sono organizzati e pubblicizzati in rete.

Aspetti importanti anche per le randonnee, in parte vissuti al contrario.

E comunque a breve c´é lo Stelvio e lì il dislivello accumulato dovrebbe farsi sentire positivamente.

Vedremo.

Il giorno del criceto e del mulo.

Quando, salendo, si conosce ogni crepa dell´asfalto, ogni bullone del guard rail, quando pare anche di sapere il punto esatto in cui respirare prima di uno sforzo, ecco, in quel momento mi pare di essere un criceto.

Che gira meccanicamente e poco convinto nella sua ruota stando peraltro sempre lí.

E`in questi momenti che si attua automaticamente la genesi.

Il criceto diventa mulo. Testardo fino all´assurdo. Punta le quattro zampe stinche, quasi seduto su quelle posteriori e non fa più un passo.

Ecco, in sintesi, la mia settima giornata di Rising.

Ho fatto la prima salita delle due previste, fermando così il bottino di metri di dislivello a poco meno di 500.

Non é escluso che nel fine settimana si faccia un`escursione più corposa in modo da “recuperare” (il termine mi stona ma é tecnicamente corretto) il dislivello mancante.

Sì, forse ho bisogno di una bella salita, di ghiacciarmi i piedi e le mani scendendo, di panormai diversi e maestosi. Di stimolo, insomma.

Il randonneur non é un criceto ma può essere un mulo.

Quando sente la sensazione di libertà venirgli meno, anche in bici!

Interrompo la serie dei report sul Voglioessererandonneur Risng per dare un avviso.

Il 27.08.2016, sabato, si terrá la consueta giornata dello Stelvio senza traffico veicolare.

Una manna, considerato il volume di mezzi che transita in estate sul passo.

In più le previsioni – per quanto sia un po`presto –  danno bel tempo stabile per tutta la settimana.

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I tornanti dell´ultimo pezzo: gambe ma anche testa…

Un´occasione ghiotta da cogliere al volo e magari anche per fare la Rando Stelvio, un brevetto permamente organizzato dall´Athletic Club Merano di 170 km ca. con meno di 3000 mt di dislivello.

Partenza da Merano, ciclabile fino a Prato allo Stelvio, quindi (dalle ore 08.00) salita allo Stelvio senza traffico, espatrio in Svizzera e Umbrailpass (ricordarsi la carta d´identitá!) e ritorno a Merano.

Tutti avvisati…